Collezioni
Il lavoro che sta dietro ogni pezzo
Fornace nasce a Faenza nel 2011, quando Giorgio Mantovani decide di lasciare uno studio di architettura a Bologna per tornare alla bottega del padre, in un capannone di via Castellina con il forno a gas ancora funzionante degli anni Ottanta. Da allora produciamo ceramica artigianale in argilla refrattaria e terraglia bianca, lavorando quasi tutto a mano sul tornio o con stampi in gesso che costruiamo noi stessi. Ogni collezione nasce da un problema concreto: un cliente che cercava piatti resistenti alla lavastoviglie, un ristorante che voleva vassoi da portata non standard, una coppia che desiderava un servizio da tavola fuori dal catalogo industriale. Partiamo sempre da lì.
Argilla Grezza
È la collezione più vecchia, quella con cui tutto ha cominciato. Argilla chamottata, con la chamotte al venti percento, il che vuol dire che nella pasta ci sono granuli di argilla già cotta macinata. Al tatto si sente: la superficie è ruvida, un po' porosa, e tiene il calore in modo diverso rispetto alla terraglia fine. I pezzi vengono biscottati a novecentocinquanta gradi e poi smaltati con smalti opachi che mescoliamo in laboratorio seguendo ricette sviluppate negli anni da Marta Ferretti, la nostra ceramista storica, arrivata qui nel 2014 dopo un periodo a Deruta.
I colori della linea Argilla Grezza sono cinque: grigio fumo, ocra scuro, bianco sporco, verde muschio e un terracotta che vira leggermente verso il bordeaux dopo la seconda cottura. La seconda cottura avviene a millecentoventi gradi nel forno elettrico che abbiamo installato nel 2019. I pezzi non sono mai identici, neanche quelli prodotti con lo stesso stampo nello stesso giorno, perché la chamotte reagisce in modo imprevedibile nella fase di raffreddamento. Questo è il punto, non un difetto.
Bianco Faenza
Terraglia bianca fine, tornita a mano, con pareti sottili e un rivestimento in smalto lucido trasparente. È la collezione più vicina alla tradizione maiolica del territorio, anche se noi non dipingiamo sopra come facevano i maestri del Cinquecento. Il bianco è il progetto. Abbiamo lavorato tre anni per ottenere una tinta che non fosse il bianco freddo dei servizi industriali e nemmeno il bianco giallastro di certi prodotti rustici. Il risultato finale è un bianco caldo con una leggera luminescenza, ottenuto aggiungendo alla base dello smalto una piccola percentuale di ossido di zinco.
Giorgio tiene molto a questa linea perché è quella che richiede più precisione sul tornio. I piatti piani devono essere calibrati al millimetro altrimenti in cottura si deformano. Ne produciamo circa duecento pezzi al mese tra piatti, ciotole e tazze. Circa il trenta percento non supera il controllo qualità interno e viene scartato o venduto come seconda scelta direttamente in bottega a Faenza.
Edizioni speciali Bianco Faenza
Due o tre volte all'anno lavoriamo con artigiani esterni per creare varianti della linea. Nel 2022 abbiamo collaborato con un falegname di Brisighella per produrre vassoi in ceramica con supporto in legno di noce. Nel 2023 abbiamo fatto una piccola tiratura di quaranta tazze con manico in cuoio naturale cucito a mano da una selleria di Ravenna. Questi pezzi non finiscono sul sito con disponibilità permanente: li annunciamo quando sono pronti.
Cottura Nuda
Nessuno smalto, nessuna verniciatura. L'argilla chamottata viene portata a milleduecento gradi in un ciclo di cottura lungo diciotto ore e lasciata raffreddare lentamente per altre dodici. Il risultato è una superficie che assorbe luce in modo diverso a seconda dell'angolazione, con variazioni di colore che vanno dal grigio chiaro al bruno quasi nero nei punti dove la fiamma ha toccato più direttamente. Marta chiama questi segni "la firma del forno" e ha ragione.
I pezzi Cottura Nuda non sono adatti a tutti gli usi: la porosità superficiale li rende meno pratici per liquidi grassi e richiedono una cura diversa rispetto alle linee smaltate. Lo diciamo chiaramente a chi li compra. Funzionano benissimo come contenitori da frutta, portacandele, centrotavola. Sono la linea che vendiamo di più alle gallerie e agli studi di interior design, specialmente dopo che uno studio milanese li ha inseriti in un progetto fotografato per una rivista di architettura nel 2021.
Su Misura
Non è una collezione nel senso stretto. È il servizio che offriamo a chi ha esigenze che non rientrano in nessuna delle linee standard. Ristoranti, negozi, privati che vogliono un servizio da tavola personalizzato nelle dimensioni, nei colori o nelle forme. Il processo prevede un primo incontro in bottega o in videochiamata, la produzione di due o tre campioni da approvare, e poi la produzione della commessa completa. I tempi variano: una commessa da cinquanta pezzi richiede in media sei settimane tra lavorazione, essiccazione e cottura. Una da trecento pezzi può richiedere quattro mesi. Non promettiamo tempi che non possiamo rispettare.
Negli anni abbiamo realizzato progetti su misura per una trattoria storica di Faenza che cercava piatti con il bordo leggermente rialzato, per un negozio di fiori a Ferrara che voleva vasi in formato non commerciale, e per privati che avevano bisogno di riprodurre pezzi rotti di servizi di famiglia. Quest'ultimo tipo di lavoro è il più delicato e anche il più interessante.