Chi siamo
Un vicolo, una scelta, trentadue anni di fuoco lento
Gennaro Esposito aveva ventotto anni quando nel 1994 decise di affittare un basso nel Rione Sanità, a Napoli, con l'idea fissa che il caffè industriale stesse mentendo a tutti. Non era una questione romantica. Era una questione tecnica e morale insieme: le torrefazioni di scala usavano tamburi a gas perché erano veloci, prevedibili e misurabili al centesimo. Gennaro usava il fuoco di quercia perché credeva che la lentezza fosse l'unico modo per trattare con rispetto un chicco verde che aveva viaggiato dall'Etiopia o dal Brasile fino a quel basso di quaranta metri quadri.
Vicolo Storto nasce da quella convinzione, e in trentadue anni non l'ha mai abbandonata.
Come funziona la tostatura a legna di quercia
Il legno di quercia brucia a una temperatura che il tostatore sente prima ancora di misurarla. L'odore cambia, il colore della fiamma si abbassa o si alza, e chi sta davanti al forno deve sapere leggere questi segnali senza potersi distrarre. È un lavoro fisico e concentrato. I chicchi entrano nel tamburo tra i dodici e i quattordici minuti prima del primo crack, e in quel lasso di tempo la differenza tra un caffè rotondo e uno bruciato si gioca su trenta secondi di attenzione o distrazione.
Gennaro ha insegnato questa lettura a sua nipote Carmela, che lavora in torrefazione dal 2017, e a Salvatore Ruggiero, che era venuto originariamente a riparare il tetto del locale e non se n'è più andato. Oggi sono loro tre a gestire ogni fase: la selezione dei sacchi verdi, la tostatura, il riposo dei chicchi nelle cassette di legno per almeno quarantotto ore prima del confezionamento. Nessuna di queste fasi viene saltata, anche quando l'ordine è urgente.
Il Rione Sanità come radice, non come scenografia
Avremmo potuto spostarci in un capannone più grande alla periferia di Napoli nel 2008, quando la domanda cominciava a superare quello che riuscivamo a produrre nel basso originale. Abbiamo scelto di non farlo. Abbiamo invece preso in affitto il locale adiacente, abbattuto la parete divisoria e raddoppiato lo spazio senza cambiare quartiere. Il Rione Sanità non è uno sfondo pittoresco per le nostre fotografie: è il posto dove Gennaro ha cominciato, dove i vicini ci portavano il pane quando le prime tostature andavano male, dove ancora oggi il fruttivendolo di fronte sa quando il caffè è pronto perché sente l'odore dalla strada.
Quella continuità geografica ci sembra importante quanto la continuità del metodo. Un caffè cambia se cambia chi lo fa e dove lo fa. Noi non vogliamo che cambi.
Cosa trovi da noi
In torrefazione lavoriamo principalmente su tre origini stabili, che negli anni abbiamo imparato a conoscere bene: un'etiope naturale della regione Sidama, un brasile cerrado pulito e un blend napoletano costruito da Gennaro nel 1999 che bilancia corpo e acidità per reggere il ristretto lungo la mattina. A queste tre basi affianchiamo, quando il raccolto lo consente, qualche microlotto in edizione limitata che vale la pena assaggiare direttamente da noi.
Non vendiamo online. Preferiamo che tu venga, che tu annusi, che tu prenda un caffè al banco con Carmela o con Salvatore e che tu decida dopo. Se non puoi passare di persona, il telefono è il modo più diretto per parlare con qualcuno che conosce ogni singolo sacco che abbiamo in magazzino.
La convinzione che non è cambiata
Trentadue anni fa Gennaro pensava che la tostatura a legna di quercia fosse l'unico modo per portare in tazza un caffè davvero onesto. Lo pensa ancora oggi. Non perché sia rimasto fermo, ma perché nei decenni ha avuto modo di confrontarsi con metodi diversi, di visitare torrefazioni in tutta Europa, di assaggiare caffè tostati con tecnologie che nel 1994 non esistevano nemmeno. E ogni volta è tornato al fuoco di quercia convinto di avere scelto bene.
Questo non significa che Vicolo Storto abbia sempre ragione. Significa che sa perché fa le cose che fa, e che è disposta a spiegartelo ogni volta che vuoi venire a chiederlo.