Dal 1994, il fuoco di quercia che non si è mai spento
Vicolo Storto è una delle ultime torrefazioni italiane a tostare ancora a legna, con lo stesso metodo di 32 anni fa, nello stesso quartiere di Napoli.


Quando la velocità non era ancora una virtù
Nel 1994 Gennaro Esposito aveva già visto abbastanza tostatrici industriali da sapere che non facevano per lui. Mentre il settore correva verso tamburi elettrici, cicli da otto minuti e rese da cinquanta chili l'ora, lui rimase sul fuoco lento in un vicolo del Rione Sanità che di fretta ne ha sempre saputo poco.
Non fu nostalgia. Fu una scelta tecnica precisa: il calore della legna si comporta in modo diverso dall'elettrico, sale con gradualità, lascia lavorare il chicco dall'interno verso l'esterno. Gennaro lo aveva capito tostando fianco a fianco con suo zio Raffaele, e non aveva nessuna intenzione di dimenticarlo.
Trent'anni dopo, la tostatrice è la stessa. Il quartiere pure.
Penetrazione uniforme
Il calore radiante della legna raggiunge il cuore del chicco senza bruciarne la superficie esterna.
Meno note amare
La curva di temperatura più lenta riduce la formazione dei composti responsabili dell'amaro aggressivo.
Persistenza in tazza
Il caffè tostato a legna mantiene gli aromi più a lungo, sia nel sacchetto che nella tazzina.
Prima di accendere il fuoco, sappiamo già cosa stiamo tostando
Ogni partita di verde che entra in laboratorio porta con sé una documentazione di origine: paese, regione, altitudine, metodo di lavorazione post-raccolta. Non li leggiamo per abitudine. Li leggiamo perché cambiano le decisioni che prendiamo davanti alla tostatrice.
Dopo la carta viene l'analisi visiva: il chicco verde viene esaminato a mano, cercando difetti, dimensioni fuori misura, umidità irregolare. Poi facciamo una tostatura campione da cinque chili, lasciamo riposare il caffè quarantotto ore e lo degustate internamente con Gennaro prima di procedere al lotto completo.
Solo se il campione supera la degustazione, accendiamo il fuoco per davvero.





Tre miscele, un solo fuoco
Vicolo Storto produce tre miscele fisse, costruite in anni di prove e aggiustamenti progressivi. La Classica parte da un blend di Arabica brasiliana e Robusta ugandese, tostatura media scura, pensata per l'espresso tradizionale napoletano con poca acidità e corpo pieno. La Chiara lavora invece su un blend di tre Arabica monorigine a tostatura media, con note fruttate che reggono bene anche il filtro lungo.
La terza si chiama Fumo, e il nome dice già qualcosa: è la tostatura più scura che facciamo, riservata a chi vuole sentire chiaramente il contributo del legno nel profilo finale della tazza. Non è per tutti, ma chi la cerca sa già cosa sta cercando.
Stesso fuoco, stessa mano, tre caffè completamente diversi.
«Ho provato decine di miscele negli ultimi anni, ma il Vicolo Storto è l'unico che riconosco al primo sorso anche quando non so cosa mi hanno messo nella tazzina.»
, Marco, Caserta
In grani, macinato o in cialda: la stessa tostatura, tre formati
Le tre miscele di Vicolo Storto sono disponibili in grani, in macinato calibrato per moka o per espresso domestico, e in cialda ESE da 44 millimetri. Il caffè tostato è identico in tutti e tre i formati: cambia solo la forma finale, non la materia prima né il processo che l'ha prodotta.
Per uso domestico o professionale, la cosa più semplice è passare direttamente da noi a Napoli oppure chiamarci. Possiamo consigliarvi la macinatura giusta in base alla macchina che usate e alla miscela che vi interessa. Non vendiamo online e non abbiamo intenzione di farlo: il caffè fresco di tostatura merita una conversazione, non un carrello.
Fornitura continuativa
Organizziamo consegne regolari così il vostro locale non rimane mai senza caffè fresco di tostatura.
Assistenza sulla macinatura
Gennaro viene di persona a tarare il macinino sulla miscela scelta e sulle condizioni del vostro locale.
Lotti su misura
Per volumi e blend specifici è possibile concordare una produzione dedicata con il nostro team.

La quercia che usiamo viene da una provincia a 80 chilometri da Napoli
La legna non è un dettaglio decorativo. È un ingrediente a tutti gli effetti, e come tale la scegliamo con la stessa attenzione che riserviamo al verde. Usiamo quercia cerro proveniente da un bosco gestito nella provincia di Benevento, a circa ottanta chilometri da Napoli. Il legno arriva già spaccato e stagionato almeno dodici mesi, con un contenuto di umidità che non supera il diciotto percento.
Lavoriamo con lo stesso fornitore dal 2011. Si chiama Antonio, ha un magazzino a Montesarchio e ci avverte lui per primo se la qualità di una partita non è quella solita. È il tipo di rapporto che si costruisce in quindici anni, non si compra su un catalogo.